Lo scintillio dell’acqua increspata da vento
Riporta alla memoria ciò che eravamo, ciò che siamo.
Un caldo raggio di sole mi abbaglia,
offuscandomi la vista.
Pensieri sussurrati, urlati, gridati
alle porte del respiro.
Un fremito di vita mi riscuote
da questo sogno a occhi aperti,
e come per incanto nuova vita davanti a me,
in ogni dove tu…
Mi invadi come fa la tempesta,
prendi tutto quello che possiedo…
“E ho guardato dentro un’emozione
e ci ho visto dentro tanto amore
e ho capito perchè non si comanda al cuore...
e va bene così… senza parole….”
VASCO ROSSI
E’ difficile fare scelte importanti, è difficile recidere rami che, anche se quasi secchi, ci appartengono da tanto tempo. E’ difficile perché a quei rami ci siamo aggrappati anche quando sapevamo che potevano spezzarsi in un attimo, a volte perché possedevamo solo quelli, a volte perché ci sono egoisticamente serviti da appiglio quando i sensi di colpa ci attanagliavano.
A volte ci aggrappiamo a quei rami perché la paura stessa che possano spezzarsi, ci regala una iniezione di adrenalina artificiale. Significa che spesso e volentieri siamo noi stessi a creare situazioni difficili o a non distaccarci volutamente da qualcosa che non funziona solo perché, complicarci l’esistenza, ci fa sentir vivi. Si mente a noi stessi e il più delle volte non ce ne rendiamo conto.
La felicità fa paura, viene considerata, dai più, una noiosa via di mezzo. E allora perché tutti ambiscono, o meglio, dicono di ambire alla serenità, all’amore vero quando poi, nel momento stesso in cui queste cose si presentano ai loro occhi, le denigrano e fuggono.
Crearsi artificialmente la sensazione di poter “morire” da un momento all’altro, fa sentire in qualche modo vivi. Nel modo più sbagliato, alla fine.
L’adrenalina, l’emozione pura, è quella che nasce dal sentimento che ci unisce a qualcuno che ci fa star bene, è quella che ci viene regalata da chi si prende cura di noi e del nostro corpo parlandoci e facendoci l’amore. Da chi ama la nostra mente e il nostro corpo e non solo alcuni aspetti di ciò che siamo.
Quando ci aggrappiamo a rami secchi o quando non li annaffiamo appositamente per farli quasi morire è solo perché cerchiamo conferme. Narcisistiche autogratificazioni e conferme perché siamo insicuri.. maledettamente insicuri.
Se io non darò ciò che mi viene chiesto, dall’altra parte avrò una risposta maggiore nel vano tentativo che mi venga dato ciò che desidero.
Peccato che ciò che si desidera non lo si sappia mai; la persona stessa che chiede, il più delle volte non sa nemmeno cosa vuole e perché.
Il ramno secco ci serve per galleggiare nelle acque del nostro caos. Il ramo secco non pesa, è leggero da portare, non richiede linfa che possa nutrirlo, si aspetta solo di cadere dall’albero senza rumore. E prima o poi lo farà per lasciar spazio a nuova vita, ad un nuovo germoglio che possa diventare un ramo forte, robusto, che altro non potrà fare che sperare di trovare una mano buona che lo annaffi come non ha fatto con il ramo del quale ha preso il posto.
La gente non vuole davvero essere felice forse perché si sentirebbe morta. Ma, dal momento che arriva a questo, è già morta dentro e cerca la felicità nelle effimere cose di tutti i giorni, in genere le più materiali.
Basterebbe partire o ripartire dalla situazione ottimale. Trovare la persona con la quale stai bene mentalmente e fisicamente e, da lì, trarre tutta l’energia e la linfa necessarie per vivere ed emozionarsi.
La gente è incostante, insicura, indecisa. Chiede senza chiedere, prende senza sapere cosa prendere e, nel dubbio, prende tutto salvo poi accorgersi che ancora non gli basta.
La gente ha paura, cerca risposte che ha già ma che non vuole darsi perché non le vuole sentire. La verità di queste risposte è scomoda.
Meglio vivere continuando a porsi domande che hanno mille risposte e che non ne hanno nemmeno una.
La gente non vuole vivere davvero vuole solo galleggiare e crearsi mondi paralleli e paradisi artificiali. La gente vive di proiezioni, di ciò che potrebbe essere o di ciò che vorrebbe che fosse; è più facile e meno impegnativo vivere un amore immaginario e sognato.
È un modo come un altro che non crescere. La gente è immatura, non desidera crescere e non comprende che, restare bambini si deve e si può anche senza ricorrere ai piccoli espedienti di auto illusione nei quali si rifugia quando non sa cosa fare e quando non ha il coraggio di decidere di cambiare la propria vita.
La gente pensa che tanto, meglio continuare a sognare perché la realtà sarà sempre una replica di situazioni precedenti. Certamente sarà così se non comprenderà che siamo qui solo di passaggio e che converrebbe davvero decidere di vivere una volta sola, per tutte, come davvero si desidera e con chi davvero ci dà ciò di cui abbiamo bisogno.
Ma la gente è anche superficiale e si limita a galleggiare, non scende in profondità perché non sa nuotare, perché non vuole imparare a nuotare e perché ha un’ancestrale timore di fondali che non conosce.
Io vivo ad Atlantide e, dopo aver preso una boccata d’aria in superficie, ho deciso di restare nel mio fondale.
Preferisco vedere ogni cosa piuttosto che solo una parte delle cose. Il mare è scuro e profondo, e dalla superficie non è possibile vederne tutte le meraviglie che nasconde. Ma, da laggiù, io contrariamente a loro, posso vedere anche la luce del sole. E tornare su, se ne ho voglia. Perché non ho avuto paura di tuffarmi. Perché ho imparato a nuotare senza affogare.